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Microbiota intestinale: non una moda, ma scienza!

Egregio Dottore,

ultimamente mi è stata diagnosticata una leggera anemia e da qualche tempo soffro anche di intestino irritabile. Ho sentito parlare molto di microbiota, sa dirmi se possa essere in qualche modo connesso alle problematiche precedentemente esposte?

Grazie.

Daniela M. (Aprilia LT)

 

Gentile lettrice,

esiste sicuramente una correlazione tra microbiota intestinale, Sindrome dell’intestino irritabile e anemia da carenza di ferro o sideropenica. Il microbiota intestinale, un tempo denominato microflora, è definito come l’insieme dei batteri che popola il nostro intestino, distinti in “buoni” (simbionti) e “cattivi” (patobionti) e in rapporto mutualistico con l’ospite. Si stima sia composto da un numero di cellule superiore a 10 volte quelle che compongono il corpo umano, tanto da poter essere considerato un vero e proprio organo. Il microbiota intestinale rappresenta un ecosistema dinamico nella sua composizione e nelle sue funzioni (metabolica, trofica e protettiva). Esiste, quindi, una grande variabilità interindividuale dettata da fattori genetici e ambientali. Il suo equilibrio può essere perturbato da un’alimentazione sbilanciata, uno stile di vita scorretto, fumo e stress che portano ad alterazioni quali-quantitative del microbiota. Queste ultime vengono indicate con il termine “disbiosi” e sono correlate all’insorgenza e/o alla progressione di numerose malattie sia intestinali, come la Sindrome dell’intestino irritabile, che extraintestinali, tra cui anemia, obesità, diabete e infezioni urogenitali. Il link tra la disbiosi e le patologie prima citate è l’infiammazione intestinale che può portare ad una ridotta assimilazione di importanti sostanze nutritive, come vitamine e minerali, tra cui il ferro. È proprio la carenza di quest’ultimo, imputabile a malassorbimento intestinale, a una cattiva alimentazione, nonché a perdite ematiche ingenti, ad essere la causa principale dell’anemia sideropenica. Risultano pertanto determinanti, per la correzione del quadro anemico, un giusto apporto quali-quantitativo di ferro nella dieta e il mantenimento di un intestino sano. È  opportuno ricordare che la quantità di ferro che possiamo effettivamente assorbire e utilizzare cambia secondo la fonte da cui proviene: quello presente negli alimenti di origine animale, ferro eme, ha una biodisponibilità maggiore, e quindi più facilmente assorbibile (la quota assorbita varia dal 20 al 40%, nei soggetti normali), rispetto a quello di origine vegetale, ferro non-eme (la quota assorbita è inferiore al 5%). Mentre il ferro eme viene assorbito come tale, il ferro non-eme deve essere prima staccato dalla molecola originale e legato ad altre sostanze prima di essere assorbito a livello dell’intestino tenue. Fondamentale, pertanto, è l’integrità della mucosa intestinale. Esistono, poi, sostanze che ne aumentano (vitamina C) o che ne diminuiscono l’assorbimento (acido tannico, calcio e fosforo). La terapia attualmente disponibile per il trattamento dell’anemia sideropenica prevede la somministrazione di sali di ferro per via orale, i quali sono lesivi sulla mucosa e alterano la microflora intestinale provocando numerosi effetti collaterali (nausea, vomito, diarrea, costipazione, dolore addominale) che andrebbero ad esacerbare ulteriormente il quadro infiammatorio provocato dalla sindrome dell’intestino irritabile. Nella maggior parte dei casi, tali effetti indesiderati spingono molte pazienti ad interrompere il trattamento. Studi clinici in fase di pubblicazione hanno evidenziato l’efficacia di una proteina nella prevenzione e trattamento dell’anemia sideropenica, proponendola come valida alternativa alla supplementazione con il ferro. Si tratta dell’α-lattoalbumina, una proteina del latte avente una triplice azione: aumenta lo spessore di muco protettivo, sfiamma l’intestino e ne riduce la motilità che è responsabile degli spasmi dolorosi caratteristici dell’“intestino irritabile”. In tal modo l’α-lattoalbumina migliora l’assorbimento del ferro assunto sia con l’alimentazione, che con una supplementazione. Da queste considerazioni, risulta chiara la correlazione tra microbiota intestinale e le problematiche da lei riscontrate. La conoscenza di questo complesso ecosistema e delle sue alterazioni è di fondamentale importanza per aprire la strada a nuove possibilità d’intervento, basate su opportune modificazioni della dieta e sull’utilizzo di nuovi integratori per combattere l’anemia ferropriva, minaccia per la salute pubblica a livello mondiale.

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